Prendersi cura di sé e della propria immagine: qual è il limite?
Prendersi cura del proprio aspetto fisico non è solo vanità, ma un atto di amore verso se stessi. Un aspetto curato può aumentare la fiducia in noi stessi, migliorando le interazioni sociali e professionali. Dimostra rispetto per il proprio corpo e la propria immagine, influenzando positivamente anche il benessere mentale. Inoltre, prendersi cura del proprio aspetto spesso si traduce in abitudini salutari, come una buona igiene e un’alimentazione equilibrata. È un modo per esprimersi, sentirsi a proprio agio nella propria pelle, riflettendo all’esterno la cura che dedichiamo al nostro mondo interiore. Ma a che prezzo?
Vanità vs. Dismorfismo Corporeo: Qual è la Differenza?
Dove finisce la sana attenzione per il proprio aspetto e inizia un approccio disfunzionale alla nostra apparenza esteriore? Dove la cura della nostra immagine inizia a diventare un segnale di un disagio psicologico? La linea di demarcazione tra vanità e dismorfismo corporeo è sottile, ma cruciale.
La vanità è un desiderio, spesso passeggero, di apparire al meglio. Si manifesta nel voler scegliere l’outfit perfetto, nel dedicare tempo alla cura dei capelli o della pelle, o nel cercare un complimento. È un comportamento comune, che può aumentare l’autostima e migliorare le interazioni sociali. Se una persona vanitosa non si sente al top un giorno, potrebbe essere un po’ giù di morale, ma la sua vita non ne viene stravolta.
Il dismorfismo corporeo, invece, è una condizione psicologica ben più complessa e debilitante, caratterizzata da una persistente e angosciante preoccupazione per difetti immaginari o minimi nel proprio aspetto fisico. Queste preoccupazioni sono sproporzionate rispetto a quanto gli altri percepiscono e causano un significativo disagio emotivo e un impatto negativo sulla vita quotidiana dell’individuo. Sì, è una descrizione un po’ difficile da definire… vediamo un esempio.
Ecco un esempio per chiarire la differenza:
Immaginate una persona che, guardandosi allo specchio, nota un naso un po’ largo o lungo. Se è vanitosa o vanitoso, potrebbe sentirsi un po’ infastidita/o, cercare di coprirlo con il trucco e poi andare avanti con la sua giornata, magari evitando qualche selfie.
Una persona con dismorfismo corporeo, invece, potrebbe fissarsi sul naso per ore, convincendosi che sia enorme, che tutti lo noteranno e la giudicheranno. Potrebbe evitare di uscire di casa, o anche rinunciare a impegni importanti. Questo difetto percepito diventa il centro della sua esistenza, influenzando i suoi comportamenti quotidiani.
Dismorfismo Corporeo e Salute Mentale generale: Due Mondi Connessi?
Chi soffre di un Disturbo da Dismorfismo Corporeo può arrivare a considerarsi disgustos*, brutt* o addirittura deforme. Tale profondo disagio si riflette in un rischio quattro volte maggiore di ideazione suicidaria e quasi tre volte volte maggiore di tentativi di suicidio rispetto a persone che non soffrono di tale disturbo.
Le preoccupazioni possono riguardare qualsiasi parte del corpo, ma le più comuni sono il viso/testa (in particolare pelle, naso e capelli), occupando in media 3-8 ore al giorno, ed oltre 8 ore nel 25% dei casi. Questi pensieri sono intrusivi, indesiderati e associati a emozioni come vergogna, disgusto, ansia e tristezza.
Stigma, vergogna e paura del giudizio altrui sono ostacoli alle cure
Purtroppo tale disturbo è spesso sotto-diagnosticato, anche da professionisti della salute mentale, perché chi ne soffre tende a non rivelare i loro sintomi a causa dell’imbarazzo, della paura del giudizio negativo o della convinzione che i clinici non capirebbero le loro preoccupazioni.
Quali le cure per il disturbo da dismorfismo corporeo?
Fortunatamente, esistono trattamenti efficaci per il disturbo da dismorfismo corporeo. Il trattamento di scelta include la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e i farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI, spesso chiamati “antidepressivi”). La CBT per il dismorfismo corporeo mira a favorire una comprensione alternativa delle proprie difficoltà, a ridurre l’attenzione focalizzata su se stessi e le strategie di coping disfunzionali. I pazienti vengono guidati attraverso esperimenti comportamentali per testare le loro paure. Le linee guida raccomandano una CBT specifica per il BDD, che segue un protocollo di 16-24 sessioni. Sebbene non sia ancora noto se la terapia farmacologica o la CBT siano più efficaci, l’esperienza clinica suggerisce che una combinazione di SRI e CBT può essere una strategia utile per i casi più gravi di disturbo da dismorfismo corporeo, ed in ogni caso la cura migliore va sempre decisa insieme al proprio professionista.
Per approfondire
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Autori
Dr. Marco Solmi – Medico, Psichiatra, Professore
Riferimenti
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- Singh, A. R., & Veale, D. (2019). Understanding and treating body dysmorphic disorder. Indian Journal of Psychiatry, 61(Suppl 1), S131–S135.
- Thomson, K., & Thompson, A. R. (2024). The experiences of individuals with body dysmorphic disorder: A systematic review and thematic synthesis of qualitative research. Body Image, 50, 101727.
- Rück, C., Mataix-Cols, D., Feusner, J.D. et al. Body dysmorphic disorder. Nat Rev Dis Primers 10, 92 (2024). https://doi.org/10.1038/s41572-024-00577-z